Cari lettori, oggi vi parlo del primo romanzo della The Orphanage Series di Ornella De Luca, “Adesso apri gli occhi”.
La protagonista della vicenda è Diana, una giovane studentessa italiana che, dopo aver ottenuto la borsa di studio per il master di scrittura creativa al college di Boston, si è trasferita lì.
Il suo sogno più grande è quello di diventare una scrittrice e, proprio per questo motivo, ogni mattina si alza prima che comincino le lezioni per potersi dirigere da Sturbucks, locale in cui trascorre parecchio tempo ad osservare le persone, a origliare discorsi, a prendere appunti: insomma, al fine di carpire quante più informazioni valide per il suo romanzo.
All'inizio della storia la protagonista viene raggiunta al bar dalla sua amica e compagna di stanza Zoe. Quest'ultima, essendo una persona piuttosto schietta, non riesce a non farle notare quanto sia “triste” il fatto che lei trascorra così tanto tempo chiusa in un locale, in camera o a lavorare, quando basterebbe semplicemente che lei vivesse un pochino di più per trovare l'ispirazione.
«Vivere» disse, alzando le mani al cielo con fare teatrale «Non puoi scrivere di ciò che non conosci. Passi la tua vita tra la nostra camera, il lavoro e le lezioni e le tue uniche ore libere le trascorri a osservare la vita degli altri. Tutto questo è…» si bloccò, temendo di ferirmi.
Smisi di masticare e la guardai scettica. «Continua, prego. Sono diventata insensibile alle critiche». «È… un po’ patetico» terminò con una smorfia. «Hai ventitré anni, ma ne dimostri quaranta».
Sulla base di queste premesse Diana si ritrova invischiata in una serata in compagnia di Zoe e della sua folle cerchia di amici.
Il luogo dell'evento è spettrale: un'ampia villa a più piani persa nella natura e ridotta in uno stato di palese abbandono. La protagonista a poco a poco scopre che la struttura è un vecchio orfanotrofio che era stato chiuso in passato in seguito ad uno scandalo.
Diana è incuriosita da questo fatto e dalla villa, per cui, nei giorni successivi, decide di indagare. Si reca quindi successivamente all'interno dell'orfanotrofio e si documenta quanto più possibile. Poco prima di andare via decide di salire al piano di sopra e non può che rimanere esterrefatta nel notare che le stanze, qui, sono tenute benissimo, pulite e decisamente abitate. Purtroppo però la protagonista viene interrotta bruscamente da un uomo grande e grosso che le sbraita contro, costringendola a fuggire e privandola della sua borsa, contenente quanto di più caro possedesse.
«E tu chi cazzo sei?» tuonò una voce maschile alle mie spalle.
Mi voltai con il cuore in gola e la mano sul petto, e mi ritrovai davanti ad un omone alto e grosso, con la barba incolta e un pesante cappotto verde addosso. Lo scenario di me che venivo aggredita da questo sconosciuto tutto muscoli e cattive intenzioni in un luogo abbandonato come quello mi si presentò nitida davanti agli occhi, soprattutto dato che aveva tutte le ragioni per avercela con me, che mi ero introdotta nella sua "area".
Mentre Diana parla con Zoe dell'accaduto ecco che il telefono dell'amica squilla, e il mittente sta chiamando proprio dal telefono della protagonista! Le due ragazze sono un po' in apprensione, ma alla fine Diana si mette d'accordo con lo sconosciuto cosicché i due si possano incontrare.
Quando la ragazza raggiunge il luogo dell'incontro è piuttosto perplessa e confusa: non vede da nessuna parte l'uomo che l'aveva cacciata dall'orfanotrofio. Nota però, seduto su un lato della strada, il ragazzo con la chitarra in mano che spesso suona la mattina accanto allo Starbucks dove lei fa sempre colazione. Quando si avvicina a lui, per un motivo o per l'altro il ragazzo la riconosce, ed ecco che tira fuori, da dietro la sua schiena, la borsa di Diana.
La protagonista non sa cosa dire, dunque Homer, il musicista, le spiega che la persona che aveva “preso in ostaggio” le sue cose non è altro che un suo caro amico, che descrive un po' come un gigante buono, un cane che abbaia ma non morde.
A partire da questo incontro tra i due personaggi, pagina dopo pagina, si creerà un legame di amicizia sempre più stretto, fino a diventare indissolubile. Homer è un ragazzo tremendamente dolce ma che, a causa della cecità che lo accompagna sin dalla nascita, conduce una vita piuttosto turbolenta. Vive all'orfanotrofio che ha visitato Diana e si guadagna da vivere con la musica, suonando malinconiche melodie per le strade, accompagnato dal suo fedele cane Diapason.
Aspettai ipnotizzata che terminasse la canzone, era una lenta melodia, senza testo, che mi trasmise una valanga di emozioni dalle quali da un lato volevo fuggire, ma dall’altro fui attratta. Così rimasi immobile fino alla nota finale.
Il rapporto tra Homer e Diana non sarà affatto semplice. La protagonista è una giovane che in passato ha sofferto moltissimo, inglobando nel suo dolore anche la sua famiglia. Trasferirsi in America non è stato affatto facile, ma è stata una decisione che la protagonista ha preso sia per sé stessa che, e soprattutto, per i suoi genitori. Homer, d'altro canto, è sempre stato solo, emarginato e denigrato, talvolta addirittura vittima di violenze da parte di altri ragazzi. L'incontro tra i due sarà una ventata d'aria fresca nella vita di Diana e uno spiraglio di luce nell'oscurità del protagonista.
In ballo però ci sono troppe cose: Diana infatti aveva deciso inizialmente di avvicinare Homer per documentarsi e per scoprire più informazioni sulla villa, in modo tale da poter scrivere il suo romanzo.
Riuscirà a mantenere il segreto e a realizzare il suo sogno? Cosa succederebbe se Homer lo venisse a scoprire?
“Adesso apri gli occhi” è una storia molto originale e davvero toccante. Non posso negare di essermi affezionata alla spensieratezza e alla tenerezza del protagonista, il quale, nonostante si senta sempre un passo indietro rispetto a tutti gli altri, procede comunque a testa alta, impegnandosi al massimo in tutto quello che fa. Naturalmente la vita è un viaggio in salita, per cui sarà costretto ad affrontare innumerevoli cadute e parecchie sconfitte. La presenza di Diana sarà davvero un'àncora di salvezza per lui. Ho apprezzato tantissimo la complicità che si instaura nel corso del romanzo tra i due personaggi. Sono bellissime soprattutto le scene in cui Homer, pur essendo cieco, si impegna al massimo per “vedere” la sua Diana.
«Ciao Diana» e voltai anche il busto verso di lei. «Posso?».
In risposta prese la mia mano e se la portò sul viso. Aveva la pelle morbida come avevo immaginato. Cominciai ad accarezzarle il profilo dello zigomo, poi scesi verso la mascella. Aveva il viso a cuore e le labbra piene. Continuai risalendo lungo il piccolo naso e poi verso la fronte. Le passai una mano in mezzo ai capelli come a pettinarli con le dita, erano lunghi e sottili.
«Di che colore sono?» le chiesi in un sussurro.
Lo stile di scrittura è fluido e scorrevole e, sebbene le vicende vengano raccontate principalmente dalla protagonista, talvolta all'interno dell'arco narrativo sono presenti anche i POV di Homer.
Personalmente parlando l'unica piccola pecca sono state le troppe coincidenze, che fanno perdere un pochino di spontaneità al romanzo... ma, a prescindere da ciò, non posso negare che mi sia piaciuto molto!
Con la speranza che Homer conquisti anche voi, vi consiglio di leggere questo romanzo soprattutto se siete alla ricerca di una storia dolce, all'insegna dell'amore e del tutto innovativa!
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